Italian Chamber of Commerce in Canada West | Oil & Gas e transizione green | Le dispute per gli oleodotti fanno salire la tensione tra Canada e USA. A rimetterci sarà solo l’Alberta?
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Keystone Pipeline Route

31 May Oil & Gas e transizione green | Le dispute per gli oleodotti fanno salire la tensione tra Canada e USA. A rimetterci sarà solo l’Alberta?

Intervista a Claudia Cattaneo.
Tra le più note esperte di energia in Canada, Claudia è stata per 40 anni giornalista e commentatrice “oil & gas”. Dopo il suo ritiro ha collaborato come consulente del governo della Provincia dell’Alberta all’avvio del Canadian Energy Center. Il Centro Studi Italia-Canada l’ha incontrata per analizzare lo scenario energetico canadese, la transizione in atto e le sfide interne e geopolitiche che si pongono all’orizzonte.

Nadia Deisori*,
Giornalista e consulente Digital Human

In questo articolo >>>
 

  • Energia: cosa succede tra Canada e Stati Uniti?
  • Intervista a Claudia Cattaneo, esperta oil & gas
    • L’importanza del settore energia nell’economia canadese
    • L’oleodotto Keystone XL
    • Michigan e Canada finiscono in tribunale per le condotte Line 5
    • Un futuro a basse emissioni per l’Alberta
  • Chi è Claudia Cattaneo

 


 

Energia: cosa succede tra Canada e Stati Uniti?

L’era del combustibile fossile è terminata? Archiviata l’epoca Trump, siamo pronti a un piano d’azione efficace per la transizione energetica?

Dopo essere rientrati negli Accordi di Parigi, gli Stati Uniti di Biden hanno aperto la porta delle relazioni internazionali al tema della sostenibilità. Su queste basi si è attivato anche il confronto con il “vicino” Canada e sul futuro di due importanti infrastrutture petrolifere.

Da una parte il Presidente Biden ha bloccato il progetto di oleodotto Canada-USA Keystone. Dall’altra il governatore del Michigan vorrebbe revocare la concessione risalente al ‘53 che garantiva il passaggio del doppio oleodotto Line 5 della canadese Elbridge.

 

Keystone pipeline route. Source: Meclee, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

 

La chiusura di questi progetti è caldeggiata dagli ambientalisti, la cui lobby ha contributo all’elezione sia di Biden negli Stati Uniti che di Trudeau in Canada, e sostenuta dai rappresentanti delle popolazioni indigene sui cui territori impattano le infrastrutture petrolifere.

Le lobby petrolifere e minerarie spingono per altre soluzioni, sotto shock per l’unilateralità delle decisioni USA.

C’è chi teme una crisi energetica globale e una carenza di petrolio che avrebbe ripercussioni in prima battuta sulle popolazioni locali che si desidera proteggere. Ad esempio, un aumento dei prezzi del carburante e una maggiore disparità sociale provocata dalla crisi occupazionale.

 

Source: U.S. Energy Information Administration

 

Il Canada sembrerebbe pagare il prezzo più caro di queste mosse.

Tuttavia, la politica energetica USA ha i piedi d’argilla.

È vero che le importazioni americane dai paesi OPEC sono le più basse dal 1973, ma il progetto di indipendenza energetica USA si basa anche sull’aver affidato al Canada il ruolo di esportatore affidabile che contribuisce alla stabilizzazione dei prezzi del petrolio. La quota di import dal Canada è infatti quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni.

Torniamo alla domanda iniziale. L’era dei combustibili fossili è finita?

Se la transizione energetica non è ancora pienamente avviata, come si scongiurerà una crisi energetica?

E se non è possibile eliminare i combustibili fossili, quali sono le soluzioni al momento per ridurne almeno l’impatto ambientale?

Infine, come riuscirà il Canada a consolidare contemporaneamente il ruolo di leader nella lotta al cambiamento climatico e di esportatore di petrolio?

Con Claudia Cattaneo, tra le più note esperte di energia in Canada abbiamo approfondito il complesso scenario energetico canadese alla luce delle relazioni con gli Stati Uniti.

Giornalista italiana cresciuta in Canada, ha collaborato per oltre 40 anni con le più importanti testate giornalistiche canadesi. Ospite regolare in programmi televisivi e radiofonici, Claudia è tra le poche donne ad occuparsi di petrolio a questi livelli. Dopo aver terminato la sua carriera giornalistica, è stata consulente del governo dell’Alberta, occupandosi di sviluppare la strategia dell’agenzia provinciale Canadian Energy Center e di riportare il tema energia al centro del dibattito pubblico e politico.

Intervista a Claudia Cattaneo, esperta di oil & gas

Sei nata e cresciuta in Italia, ma hai studiato a Toronto e Montreal. In Canada hai trovato il tuo mondo, il giornalismo, in un settore – “oil & gas” – in cui le reporter donne erano e sono pochissime. Come sei stata accolta?

Ho lavorato come giornalista per circa 40 anni, di cui 25 nel settore energia.

Recentemente ho lasciato gli impegni a tempo pieno, anche se continuo a utilizzare le mie capacità e competenze di scrittura per il servizio pubblico.

La mia carriera non è stata convenzionale.

All’inizio della mia carriera giornalistica in Canada, la discriminazione contro gli immigrati italiani era dilagante. Nella scuola di giornalismo, mi è stato fortemente consigliato di anglicizzare il mio nome (cosa che mi sono rifiutata di fare) per essere maggiormente accettata da datori di lavoro e lettori.

I principali media non mi assumevano perché ero una sconosciuta in Canada. Quando finalmente ho ottenuto il mio primo lavoro a tempo pieno, mi hanno assegnato gli articoli minori sulle comunità di immigrati. Mi sentivo spesso senza supporto.

Ho superato queste sfide lavorando sodo, studiando e diventando eccezionalmente fluente nelle lingue ufficiali del Canada.

La mia carriera è migliorata notevolmente quando ho iniziato a specializzarmi in economia e finanza, rubriche che richiedevano un’istruzione più formale.

Sono stata una delle prime donne a coprire il settore oil & gas canadese, un’industria prevalentemente maschile, che mi ha appassionato per le sue complessità tecniche, ambientali e geopolitiche.

Ho fatto del mio meglio per informare in modo completo e accurato. Alla fine, la tenacia ha dato i suoi frutti.

Ho ricevuto molti premi giornalistici nazionali, tra i quali, dopo il mio ritiro, un Oustanding Achievement Award dai miei colleghi canadesi.

Puoi aiutarci a capire che importanza ha il settore energia nell’economia canadese?

Il settore energia in Canada è essenziale come il turismo lo è per l’Italia.

Nel 2020, il settore petrolio e gas ha contribuito per 105 miliardi di dollari al PIL canadese, sostenendo più di 500.000 posti di lavoro nel 2019 e fornendo 10 miliardi di dollari di entrate medie annuali ai governi nel 2019. In termini di valore delle esportazioni canadesi, gas naturale e petrolio hanno il peso maggiore.

L’industria si concetra in Alberta, dove vivo. Circa il 70% del petrolio canadese è prodotto dalle sabbie bituminose, che si trovano nella regione di Fort McMurray, nella parte nord-orientale della Provincia. Le sabbie bituminose sono immense.

I depositi contengono così tanto petrolio mescolato con sabbia che rappresentano il 97% delle riserve petrolifere canadesi. Sono i terzi giacimenti petroliferi più grandi del mondo, accanto a quelli in Venezuela e in Arabia Saudita.

Il boom delle sabbie bituminose canadesi è coinciso con il declino dell’industria petrolifera venezuelana sotto Hugo Chavez. Le grandi aziende che hanno sviluppato petrolio pesante nella cintura dell’Orinoco del Venezuela sono fuggite in Alberta, che ha depositi simili, ma che sono più difficili da produrre perché si trovano in una zona fredda e remota.

Gli Stati Uniti ora importano più petrolio dal Canada che da qualsiasi altro paese.

Queste importazioni sono aumentate negli ultimi anni perché sono una fonte sicura e perché la produzione di petrolio in Messico e Venezuela è diminuita drasticamente.

Anche il Canada è fortemente dipendente dal mercato statunitense.

Circa il 98% del petrolio canadese viene esportato negli Stati Uniti perché è lì che vanno i nostri oleodotti. I produttori canadesi hanno cercato per decenni di ridurre la loro dipendenza dagli Stati Uniti, dove il petrolio canadese si vende a prezzi scontati, costruendo oleodotti verso le coste occidentali e orientali, ma hanno incontrato l’opposizione della lobby ambientalista. Il progetto Energy East and Northern Gateway è stato annullato.

Il petrolio canadese è vitale per il mondo.

Il Canada è il quarto produttore mondiale di petrolio, dopo Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita. Produce più di 5 milioni di barili al giorno.

Il Canada è un paese leader nella sostenibilità ambientale. Leggendo la disputa che sta opponendo il paese agli Stati Uniti sembrerebbe il contrario. I due si stanno fronteggiando su un modello energetico diverso o c’è altro che spinge la politica americana a tagliare di netto e senza diplomazia i progetti che la vedono partner con il vicino canadese?

Il Canada si trova in una strana situazione: è uno dei produttori mondiali di petrolio e gas più responsabili, eppure è stato inesorabilmente demonizzato dalla lobby ambientalista, in particolare dai gruppi con sede negli Stati Uniti.

Inizialmente le operazioni sulle sabbie petrolifere canadesi erano ad una più alta intensità di carbonio rispetto ad altre fonti di petrolio, ma l’industria ha ridotto le emissioni di carbonio implementando nuove tecnologie.

La spesa in tecnologia pulita del settore è la più alta di quella di tutte le altre industrie canadesi messe insieme – ovvero il 75% su 1,4 miliardi di dollari all’anno, secondo il Clean Resource Innovation Network. Secondo i dati del National Inventory Report 2019 del governo canadese, le emissioni di gas serra delle sabbie bituminose canadesi per barile sono diminuite del 32% dal 1990.

Ma la lobby ambientalista con sede negli Stati Uniti non vuole combustibili fossili più puliti. Non vuole combustibili fossili affatto. Vuole che le sabbie bituminose “restino sottoterra”. Per più di una dozzina di anni, le sabbie petrolifere canadesi sono state l’obiettivo principale delle sue campagne off-oil, con la conseguente cancellazione di importanti progetti di oleodotti e la perdita di decine di migliaia dei lavori canadesi.

Le campagne contro il Keystone XL e le condotte Line 5 sono solo gli esempi più recenti. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annullato l’oleodotto Keystone XL per compiacere la sua base elettorale ambientalista, che lo ha aiutato a eleggerlo. Inoltre, sta ignorando la debacle sul Line 5 che è in corso in tribunale.

L’oleodotto Keystone XL

L’oleodotto Keystone XL è stato a lungo oggetto di contesa. Bloccato dall’amministrazione Obama. Poi riavviato da Trump e infine fermato nuovamente dal Presidente Biden. Ci aiuti a capire meglio quale è la storia di questo progetto?

Il progetto Keystone XL è stato proposto una dozzina di anni fa da TC Energy, una delle più grandi società energetiche del Canada, per trasportare il petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta alle raffinerie nella costa del Golfo degli Stati Uniti.

La pipeline avrebbe contribuito a rendere sicura l’energia degli Stati Uniti per decenni e avrebbe portato a migliaia di posti di lavoro in Canada e negli Stati Uniti. La società ha speso miliardi per le revisioni richieste dai regolamenti degli Stati Uniti e ha soddisfatto tutti i requisiti.

Ma la lobby ambientalista statunitense si è schierata contro per arenare le sabbie bituminose canadesi. Per dimostrare il suo impegno nella lotta al cambiamento climatico, il presidente Obama ha rifiutato i permessi relativi. In seguito, il presidente Trump ha annullato quella decisione, facendo avanzare il progetto. Infine, il presidente Biden lo ha annullato di nuovo.

Contro le decisioni di Biden sono già state intentate azioni legali ma, a mio avviso, è improbabile che il gasdotto Keystone venga riavviato. Nessuna azienda privata può sopportare un simile rischio politico, per non parlare degli attacchi alla sua reputazione e delle perdite finanziarie.

Nel 2021 la parola oleodotto evoca domande relative ai piani energetici futuri dei governi e ai combustibili sui quali saranno basati. Quali sono le preoccupazioni delle comunità indigene e degli ambientalisti? Le pipeline in generale e questo oleodotto in particolare sono di per sé dannosi per l’ambiente?

Gli ambientalisti vogliono che i combustibili fossili vengano gradualmente eliminati oggi stesso. Hanno preso di mira le sabbie bituminose perché credono che ci potrebbero tenere legati ai combustibili fossili per troppi decenni.

Le comunità indigene sono divise.

Alcuni sono contrari allo sviluppo dei combustibili fossili. Ma molti vogliono mantenere una parte dell’economia energetica. Diverse First Nations canadesi stanno facendo offerte per acquistare il gasdotto Trans Mountain da Alberta a Vancouver, che è di proprietà del governo canadese ed è in fase di ampliamento. Nelle sabbie bituminose, ci sono centinaia di aziende indigene che forniscono servizi alle società di sabbie bituminose.

Sebbene la campagna contro gli oleodotti sia stata efficace nel bloccare la crescita delle sabbie bituminose, ha portato a un maggiore trasporto di petrolio sui treni, il che è molto più dannoso per l’ambiente.

La società costruttrice Canada’s TC Energy Corp si sarebbe impegnata ad usare solo energia rinnovabile per alimentare il progetto ed eliminare tutte le emissioni di gas serra delle operazioni entro il 2030. Ce lo confermi?

Il Keystone XL avrebbe utilizzato la tecnologia più recente per ridurre gli impatti ambientali.

A gennaio, la società ha annunciato che il progetto avrebbe avuto zero emissioni nette all’avvio nel 2023 e che le sue operazioni sarebbero state completamente alimentate da fonti di energia rinnovabile entro il 2030.

Biden lo ha rifiutato comunque.

Il tema critico relativo alla revoca dei permessi del Keystone è anche l’impatto a livello occupazionale. Secondo quanto riferisce la società costruttrice, circa 1000 persone perderanno il lavoro a seguito di questa decisione, senza contare i posti di lavoro che si sarebbero potuti produrre con il progetto a pieno regime. D’altra parte, c’è chi sostiene che altri progetti più “green” potrebbero assorbire questi lavoratori. Cosa puoi dirci al riguardo?

La cancellazione di Keystone XL ha immediatamente comportato il licenziamento di circa 1.000 persone. Ma l’impatto della soppressione in corso di questi progetti energetici ha una portata più vasta.

Le campagne ambientali hanno bloccato o costretto a ritardare così tanti oleodotti e gasdotti e progetti di gas naturale liquefatto, e il governo federale canadese ha reso i requisiti normativi così severi che è quasi impossibile costruire un progetto energetico in Canada oggi.

L’economia dell’Alberta, che era stata il motore dell’economia canadese, è in profonda recessione dal 2015. La perdita di posti di lavoro è di decine di migliaia.

Le torri del centro di Calgary sono vuote per un terzo. I nostri giovani se ne vanno perché non trovano lavoro. Quasi tutte le compagnie petrolifere straniere se ne sono andate. Alcune persone non lavorano da anni. Molti dei posti di lavoro “green”promossi non si sono concretizzati. Inoltre, non possono sostituire le posizioni nel settore del petrolio e del gas perché richiedono competenze diverse.

A mio avviso, uno dei maggiori fallimenti delle politiche per la transizione all’energia verde è che non offrono piani fattibili per affrontare gli impatti immediati di tali politiche radicali per la transizione ai nuovi sistemi energetici, che richiedono molto tempo.

Michigan e Canada finiscono in tribunale per le condotte Line 5

Il blocco della pipeline Keystone non è il solo ostacolo che pesa tra le “relazioni energetiche” tra USA e Canada. Ci riferiamo in particolare alle condotte Line 5, un Sistema che funge da fornitore di energia chiave in Michigan, Alberta, Ontario e Québec e che attraversa una delle aree più ecologicamente sensibili del mondo, i Grandi Laghi.

Costruiti durante l’amministrazione Eisenhower nel 1953, le due condotte Line 5 sono di proprietà della società canadese Enbridge, Inc. e sono stati protagonisti di alcuni incidenti negli ultimi anni.

Attualmente sono al centro di una battaglia legale con l’amministrazione americana. Il governatore Gretchen Whitmer del Michigan è stato eletto con la promessa di chiudere la Line 5 e a novembre ha infatti notificato alla società canadese la revoca della servitù che le consentiva di gestire i due gasdotti nello stretto di Mackinac, che collega il lago Michigan e il lago Huron. L’accusa è di ripetute violazioni dei termini e delle condizioni della servitù e il rischio di fuoriuscite a causa di un’infrastruttura considerata obsoleta che fa temere il peggio per l’ambiente e le popolazioni locali. Nel 2016, Dave Schwab, ricercatore presso il Water Center dell’Università del Michigan, ha simulato 840 possibili fuoriuscite dalla Line 5 vicino allo stretto di Mackinac.

Perché la pipeline Line 5 è così importante per il Canada e cosa intende fare per eliminare la vulnerabilità del doppio oleodotto? Quali sarebbero gli effetti di una possibile crisi energetica conseguente alla chiusura di questa tratta?

La chiusura di Line 5 sarebbe catastrofica per il Canada.

L’oleodotto trasporta petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta e fornisce metà del carburante utilizzato in Ontario e Quebec.

La società che lo possiede, Enbridge, ha proposto di costruire un tunnel sotterraneo da 500 milioni di dollari per ospitare la pipeline Linea 5 nello Stretto di Mackinac. La controversia è aperta davanti ai tribunali, mentre Biden tace.

Enbridge ha rifiutato di chiudere le condotte a meno che non gli fosse stato ordinato di farlo da un giudice.

Se l’oleodotto verrà chiuso, è probabile che il petrolio venga trasportato su treni e camion, ma i prezzi del carburante nel Canada orientale aumenterebbero e si dovrebbero trovare forniture alternative.

 


Infographic source: enbridge.com

 

Un futuro a basse emissioni per l’Alberta

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’energia della Provincia, Sonya Savage, la tua strategia per la neonata Canadian Energy Center contribuirà “alla lotta contro le bugie e i miti diffusi sull’industria energetica dell’Alberta”.

L’industria petrolifera provinciale è infatti accusata di essere responsabile di gran parte delle emissioni del Canada. Secondo l’Alberta Energy Regulator, le sabbie bituminose (un mix di argilla, sabbia, acqua e bitume) della provincia canadese occidentale sono uno dei più grandi giacimenti di petrolio greggio del mondo, con oltre 165 miliardi di barili di bitume nel terreno. Il petrolio denso e viscoso estratto dalle cosiddette oil sands ha però altissimi costi di produzione e di impatto ambientale in termini di enormi quantità di Co2.

A quali bugie si riferiva il ministro? Pensi che tra i sostenitori dei combustibili fossili e dell’energia verde ci sia una guerra mediatica?

La campagna contro le sabbie bituminose ha gatto crescere aspetti negativi e costi, ha comportato il rallentamento e il blocco di infrastrutture, ma anche il coinvolgimento di decisori chiave. Ci sono stati molti tentativi di raggiungere un compromesso con la lobby ambientalista, ma la campagna contro le sabbie bituminose si è solo ampliata. La strategia originale è pubblica ed è ampiamente disponibile qui.

 

 

La tensione tra USA e Stati Uniti e il crollo dei prezzi del petrolio rischia di danneggiare pesantemente l’economia della Provincia canadese, incluse le compagnie straniere attive in Alberta?

Come ho detto, l’economia dell’Alberta è in profonda recessione da sei anni e continua a lottare per diversificare la sua economia.

Quasi tutte le aziende straniere coinvolte nell’estrazione di sabbie bituminose se ne sono andate, comprese quelle italiane.

Come si può conciliare un’industria petrolifera e del gas che vale 2 punti del PIL nazionale e un futuro prospero per l’Alberta con un Canada a basse emissioni come prospettato dal PM Trudeau?

Il primo ministro Trudeau prevede di rispettare gli impegni di riduzione dei gas serra del Canada attraverso diverse misure come le carbon tax, una regolamentazione rigorosa sulla produzione di petrolio e gas e il sostegno finanziario per la transizione verso un’economia più verde. Nei prossimi mesi sono previste elezioni federali.

Chi è Claudia Cattaneo

Nata e cresciuta in Italia, nella regione Valle d’Aosta, Claudia Cattaneo si è trasferita in Canada da adolescente. A Calgary, dove aveva la sua base, è stata una giornalista dei più grandi quotidiani canadesi per quasi 40 anni. A maggio 2018, si è ritirata lasciando il suo posto di Western Business Columnist presso il National Post. Ospite regolare come commentatrice esperta di energia in programmi televisivi e radiofonici, suoi contributi sono apparsi su FP Magazine. Ha lavorato come Calgary Bureau Chief del Financial Post, senior business writer presso il Calgary Herald specializzandosi in finanza e trasporti, nonché scrittrice per il Montreal Gazette, il Toronto Star e il Corriere Canadese in lingua italiana. Dopo il suo ritiro dal giornalismo, Claudia ha guidato lo sviluppo della strategia e ha partecipato all’avvio del Canadian Energy Center, una nuova società provinciale dedicata a far crescere la comprensione del valore del settore energetico canadese.


Cover: Prime Minister Justin Trudeau and the President of the United States, Joe Biden. Source: pm.gc.ca


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