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R&D in Italia

R&S in Italia

 

 

Nel 2003 la spesa per R&S intra-muros in Italia è pari a 14.769 milioni di euro.

Le imprese svolgono il 47,3% dell’attività nazionale totale di R&S intra-muros (era il 48,3% nel 2002). Seguono le università (33,9%), gli enti pubblici di ricerca (14,3%), le altre istituzioni pubbliche (3,2%) e, infine, le istituzioni private non profit (1,4%).

 

Con riferimento alle imprese, alle istituzioni non profit e alle amministrazioni pubbliche, la ricerca di base occupa il 16,1% della spesa, quella applicata il 48,5%, mentre lo sviluppo sperimentale il 35,4%.

Si conferma il diverso apporto nella spesa per R&S delle grandi imprese rispetto a quelle di minore dimensione: Le imprese con almeno 500 addetti sostengono il 72,7% della spesa per R&S intramuros del settore, mentre il contributo delle piccole imprese (sotto i 50 addetti) rimane limitato (5,1%).

 

Nel 2003 i settori con livelli di spesa per R&S più elevate sono: la fabbricazione di apparecchiature radio-tv e per telecomunicazioni (913 milioni di euro), quella di prodotti chimici e farmaceutici (819 milioni di euro), di macchine ed apparecchi meccanici (802 milioni di euro), di autoveicoli (723 milioni euro), la fabbricazione di altri mezzi di trasporto (706 milioni di euro) e le attività di ricerca e sviluppo (651 milioni di euro).

Questi settori (tutti manifatturieri, eccetto quello dei servizi di ricerca e sviluppo) rappresentano complessivamente circa il 66% della spesa per R&S intramuros delle imprese in Italia.

 

Dal lato dei settori utilizzatori si trovano innanzitutto i principali settori industriali che svolgono R&S al loro interno (le industrie chimiche e farmaceutiche, insieme alla fabbricazione di autoveicoli, alla fabbricazione di apparecchiature radio-tv e per telecomunicazioni e alla fabbricazione di altri mezzi di trasporto).

Tra i settori che utilizzano prevalentemente servizi di R&S forniti da altri, si segnalano: la fabbricazione di componenti elettronici (497 milioni di euro), il settore della gomma e della plastica (408 milioni di euro), il settore agro-alimentare (224 milioni di euro), il settore delle costruzioni (202 milioni di euro) e quello tessile - incluse confezioni, cuoio e calzature (119 milioni di euro).

 

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